La sentenza della Corte Costituzionale n. 183/23, ha per oggetto una controversia relativa ad una domanda di adozione piena da parte di una famiglia affidataria e in particolare il conflitto tra il diritto della famiglia affidataria di richiedere l’adozione di un minore e l’interesse dello stesso a preservare le relazioni con la sua famiglia biologica.
L’INTERESSE DEL MINORE COME FATTORE PREMINENTE
Uno degli aspetti fondamentali di questa sentenza è l’accento posto sull’interesse superiore del minore e della sua identità come principio guida delle decisioni relative all’adozione piena. La Corte Costituzionale ha sottolineato che l’adozione piena dovrebbe essere concessa solo se è chiaramente nell’interesse del minore. Ne discende che l’adozione deve essere attentamente valutata alla luce del miglior interesse del minore.
PRESERVARE LE RELAZIONI AFFETTIVE PREESISTENTI
La sentenza ha esplicitamente messo in luce l’importanza di preservare le relazioni affettive preesistenti del minore. La Corte ha infatti riconosciuto che le relazioni con la famiglia biologica o altri legami affettivi possono avere un impatto significativo sullo sviluppo emotivo e psicologico del minore. Pertanto, qualsiasi decisione relativa all’adozione piena deve tenere in considerazione queste relazioni e valutare se il loro mantenimento sia nell’interesse del minore.
VALUTAZIONE CASO PER CASO
La sentenza de quo ha sottolineato l’importanza che ogni decisione sull’adozione deve tener conto delle esigenze specifiche del minore coinvolto e devono tener conto attentamente delle relazioni affettive preesistenti e se, la rottura di tali relazioni, possa cagionare al minore un pregiudizio. Ne deriva che le decisioni sull’adozione piena devono essere prese valutando caso per caso e tenendo conto di tutte le circostanze nel miglior interesse del minore.
CONCLUSIONE
La sentenza della Corte Costituzionale n. 183/23 rappresenta così un passo significativo nella tutela dell’interesse dei minori coinvolti nei procedimenti di adozione piena. Pertanto laddove sussistano radici affettive profonde con familiari che non possono ovviare allo stato di abbandono risulta preminente, nell’interesse del minore, salvaguardare quella continuità affettiva anche a memoria della sua identità
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